E’ sempre una bella giornata quando si pratica la risata

Mi chiamo Loretta, dal 2010 sono insegnante di Laughter Yoga, lavoro a stretto contatto con il dr. Madan Kataria (ne sono la traduttrice), che quest’anno mi ha onorata del titolo di Laughter Ambassador.

Con grande piacere ho accettato, qualche mese fa, l’invito della dr.ssa Rosaria Stasolla, psicologa responsabile del settore disabilità, a sperimentare lo Yoga della Risata (o Laughter Yoga) con le ospiti della Piccola Casa del Rifugio, a Milano.

Avevo già avuto a che fare, in passato, con praticanti affetti da disabilità fisica o mentale, con detenute, con persone non vedenti. Non ero nuova alle cosiddette sessioni speciali. Il nostro progetto, però, ha superato, almeno per quanto mi riguarda, tutte le aspettative.

Nelle mattine dedicate alla pratica, le signore mi aspettano, sedute in cerchio, alcune su sedia a rotelle, tranquille. Poi, non appena mi avvicino, si manifestano subito sorrisi ed espressioni, a volte incontenibili, di gioia autentica.

Non c’è bisogno di capire come funziona lo Yoga della Risata: è questo il bello! Chiunque può partecipare, basta solo che abbia voglia di stare con le altre, serenamente, per un po’. Quindi, l’avventura ha inizio. Si battono le mani, si fa finta di ridere, pronunciando Ho Ho Ha Ha Ha ritmicamente, poi si comincia a ridere…di niente”! Si risveglia così la nostra “bambina interiore”, quella che è nascosta in fondo al cuore di ciascuna di noi, e ci si avvicina, al livello del cuore, giocando, cantando, mimando situazioni assurde e ridendo.

Non c’è nessun tipo di competizione e si scopre, senza nemmeno aver speso una parola di spiegazione, che la risata, quel tipo di risata, è fatta di amore: amore per noi stesse, amore per le nostre compagne, per chi è vicino a noi, per chi non c’è più. Nella risata del cuore, alla fine, levando le braccia verso il Cielo, mentre si dedicava il nostro ridere alle persone che amiamo, molte signore invocavano sorridendo la loro mamma.

Sono giunta quasi al termine del ciclo di sessioni che avevamo concordato e mi auguro che questa pratica continui ancora, estendendosi, magari, ad altre utenti. Le signore mi hanno sempre aspettata con gioia, come una di famiglia, ma anche io aspetto il mio appuntamento con loro. Il loro entusiasmo è un’autentica celebrazione della vita, in qualunque condizione la si debba vivere.

Queste signore mi hanno regalato un bene preziosissimo: mi hanno fatto sperimentare, insieme a loro, la spiritualità della risata, qualcosa di cui avevo letto nei libri del dr. Kataria (li avevo perfino tradotti!) ma che, fino a oggi, non avevo ancora avuto l’occasione di toccare con mano, così profondamente.

La dottoressa Stasolla e io ricordiamo con stupore e commozione un episodio, in particolare. Un giorno, una signora anziana, che aveva perso da tempo l’uso della parola oltre che delle capacità motorie e, forse, anche cognitive, immobile nella sua sedia a rotelle, dopo aver partecipato in silenzio a una nostra chiassosa sessione, in cui avevamo riso, giocato e cantato, improvvisamente intonò un canto “aaaaaaa”, poi riprodusse in quel modo, usando quell’unica vocale, ma alla perfezione, da sola, senza l’aiuto di nessuno, per sua scelta deliberata e spontanea, le note di una antica melodia, lasciandoci di stucco.

Nella prossima sessione, l’ultima del ciclo, distribuiremo i certificati di “campionessa della risata”, giocheremo con i palloncini colorati, rideremo senza motivo, mimeremo una favola. Le signore mi hanno chiesto di inventarla per loro. I personaggi, a detta loro, dovranno essere una principessa, un principe, una strega e un drago. Vivremo così la nostra grande avventura ridente. Di avventure ridenti ne abbiamo già vissute tante: abbiamo immaginato di andare a pesca, di guidare auto e motorini spericolati, di essere delle fotografe esperte. Abbiamo riso, scherzato, ma ci siamo anche abbracciate tanto, sempre, con grande affetto.

La più bella lezione che ho imparato dalle “mie signore” è che ridere non solo fa bene alla salute, ma avvicina le persone, facendole sentire più leggere. Come dice la dottoressa Stasolla, “è una bella giornata se si pratica la Risata”!. E’ davvero bella e, alla fine, la nostra risata diventa una preghiera di ringraziamento per l’immenso dono che è la Vita, sempre.